Israele congela l’avvio delle procedure di annessione di parti della Cisgiordania


Per il Dubbio Alessandro Fioroni – Non si tratta di una riconsiderazione sulla decisione ma delle frizioni interne all’alleanza di governo a Tel Aviv e della debolezza Usa. Il futuro potrebbe riservare sorprese.

Ieri doveva essere il giorno in cui il progetto di annessione di parti della Cisgiordania, abitate dai palestinesi sarebbe approdato all’approvazione del Parlamento israeliano. Un momento gravido di conseguenze per il futuro che però, al momento, sembra essere stato rimandato ad una data imprecisata.

E’stato il ministro degli Esteri dello Stato ebraico, Gabi Askenazi, a renderlo noto con un laconico: «Suppongo che oggi non accadrà nulla». Ma le scarne parole del ministro segnalano che il rinvio è dovuto alle frizioni interne nella maggioranza di governo di Tel Aviv. Askenazi infatti fa parte della compagine Bianco- Blu alleata alla destra del premier Benjamin Netanyahu. Quest’ultimo ha concluso i colloqui con gli inviati Usa, nel solco del piano per il Medio Oriente voluto da Trump, ma probabilmente il tentativo di mediazione non è riuscito a mettere d’accordo le due parti.

Il premier ha fretta, preoccupato dal dilungarsi dei tempi dopo di che alla Casa Bianca potrebbe non sedere più “The Donald”. Al contrario Benny Gantz, leader dei centristi, ha tutto l’interesse a prendere tempo in quanto, secondo gli accordi tra alleati, nel 2021 sarà lui ad essere primo ministro e potrebbe intestarsi un possibile anche se difficile accordo con i palestinesi.

Ufficialmente Gantz, che è anche ministro della Difesa, ha motivato il suo atteggiamento dichiarando che in questo momento l’epidemia di coronavirus ha la precedenza ( in Israele si sta assistendo a un ritorno dei contagi). In ogni caso Netanyahu potrebbe comunque annunciare una mossa di sapore propagandistico come l’annessione di un insediamento illegale alla periferia di Gerusalemme.

Il piano di annessione per i palestinesi, così come è concepito, è irricevibile. «Non ci sederemo ad un tavolo su cui il piano americano- israeliano è sul patto», ha detto Saeb Erekat, segretario generale del comitato

esecutivo dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina, parole alle quali è seguita una mobilitazione popolare a Gaza City, mantenuta nonostante il rinvio.

Il piano di annessione è stato presentato a gennaio e prevede l’annessione ad Israele di territori dove sono presenti insediamenti ebraici illegali per il diritto internazionale. Gli americani propongono anche la creazione di uno stato palestinese smilitarizzato che sembra più un mosaico di parti sconnesse di zone palestinesi. L’Autorità palestinese dal canto suo ha affermato comunque di essere disposta a rinnovare i colloqui a delineati dall’idea di Trump. Molto pesa anche l’opposizione internazionale, a partire dall’Unione europea e le Nazioni Unite che hanno più volte criticato Israele così come l’intera comunità dei paesi arabi. Al di là dei tempi però quella che sembra ormai essere fortemente intaccata è l’idea di “due stati per due popoli”. Soprattutto tra i palestinesi infatti la possibile annessione sarebbe solo una formalità visto che negli ultimi anni è aumentata in Cisgiordania la costruzione di insediamenti ebraici e di strade per soli coloni ebrei collegate a Israele.