Cosa sta succedendo in USB?

Di Leonardo De Angelis

In un breve lasso di tempo abbiamo letto dichiarazioni di compagne e compagni che, pur con motivazioni estremamente diverse, lasciano l’organizzazione. Ci riferiamo soprattutto a due situazioni: la prima, Arianna Mancini – membro del Coordinamento Provinciale di Roma – risale al 2 Aprile (https://www.rivoluzione.red/arianna-mancini-le-ragioni-della-mia-uscita-dallusb/), la seconda, che riportiamo in fondo a questa premessa è di Sergio Bellavita – membro dell’esecutivo nazionale USB –  ed è del 30 Aprile. In entrambi i casi ci sembra evidente che il problema principale di USB è la totale assenza di democrazia interna che non permette voci dissonanti da quanto deciso dai vertici di USB. 

Dice Arianna: “L’imposizione di una linea politica discussa ai vertici e rispetto alla quale gli organismi di base sono chiamati semplicemente a prendere atto, passa per un certo clima di “informalità” volto a promuovere l’idea che “si decide tutti insieme”, salvo poi marginalizzare delegati non allineati, fino all’epurazione in pubblica piazza come accaduto alla sottoscritta.”

Sottolinea Sergio: “Ho cercato di portare il mio contributo alla costruzione di un sindacato di massa, plurale, scevro da settarismo, realmente democratico, capace di coniugare radicalità nelle lotte in una prospettiva generale di unificazione del mondo del lavoro. E capace, innanzitutto, di fare dell’indipendenza dalle organizzazioni politiche il pilastro su cui erigere il sindacato dei lavoratori. Non ci sono riuscito e ne ho preso amaramente atto.”

Conoscendo sia Arianna che Sergio sono certo che entrambi continueranno, anche se in forme diverse, il loro impegno a fianco dei lavoratori, degli ultimi, di tutti noi. 

Riguardo ad USB ritengo che se non risolve al più presto gli evidenti problemi di democrazia interni difficilmente potrà diventare quel sindacato conflittuale di massa che tanti auspicano e che tanto manca nel panorama sindacale italiano.

L’augurio che faccio a Sergio è che il successo del processo ricompositivo che auspica in ambito sindacale possa poi essere d’esempio e da traino per un più ampio processo ricompositivo di tutta la sinistra radicale.

Ne abbiamo tutti veramente un gran bisogno!

Oggi finisco la mia esperienza sindacale a tempo pieno in USB

Mesi fa ho deciso, dopo una lunga riflessione, di chiudere il mio distacco per l’attività con USB. Una decisione non facile da molti punti di vista.
In questi anni di militanza in USB ho cercato di portare il mio contributo alla costruzione di un sindacato di massa, plurale, scevro da settarismo, realmente democratico, capace di coniugare radicalità nelle lotte in una prospettiva generale di unificazione del mondo del lavoro. E capace, innanzitutto, di fare dell’indipendenza dalle organizzazioni politiche il pilastro su cui erigere il sindacato dei lavoratori.
Non ci sono riuscito e ne ho preso amaramente atto.
Spetta al gruppo dirigente storico il dovere di promuovere una svolta quanto mai necessaria se davvero si vuole dare un futuro al sindacalismo conflittuale in questo paese. Un futuro che non appare per nulla scontato.
Il dramma del coronavirus ha reso ancora più evidente l’insostenibile divisione e rissosita’ del sindacalismo di base.
Qualche segnale positivo di ricomposizione, embrionale, viene dalla due giorni di lotta decisa da diverse organizzazioni di base per oggi e domani primo maggio.
Non ho deciso di smettere il mio impegno sociale e politico.
Vorrei dedicare le mie energie alla costruzione di una rete intersindacale, all’avvio di un processo ricompositivo, se dovessero esserci le condizioni.
Il sindacato che verrà, quello che serve alle lavoratrici ed ai lavoratori, ha un ruolo assoluto nel desolante panorama politico a sinistra: ricostruire soggettività, coscienza di sé e dell’appartenenza ad un corpo sociale.
Il mutualismo è parte fondante di questa ambiziosa ipotesi.
Non come pelosa carità ma come pratica concreta di ricostruzione di legami, di senso di comunanza rispetto ad un blocco sociale che ormai non esiste più e va riedificato.
Ho dedicato più di 20 anni della mia vita all’impegno sindacale. Non rinnego nulla delle scelte che ho fatto. In particolare non ho nessun pentimento rispetto all’addio alla ormai irriconoscibile Fiom.
Solo tanta amarezza per non essere riusciti collettivamente a cambiare la storia ed a impedire la durissima sconfitta di cui pagheremo ancora per molto il prezzo.
Voglio ringraziare i tanti compagni e le tante compagne che in questi mesi mi hanno chiesto di non lasciare l’attività sindacale in USB.
Non li cito per non dimenticare nessuno.
Un sindacato non vive mai per una persona e se fosse così sarebbe drammatico per quel sindacato.
Ed io, a differenza di tanti che a sinistra si ritengono probabilmente indispensabili e che attraversano tutte le stagioni senza colpo ferire, non ritengo affatto di esserlo.
Un malcostume assai frequente nel nostro piccolo paese.
Non abbandono nessuno, anzi.
Proseguirò il mio impegno in forma diversa ma proseguirò.
Un abbraccio

Sergio Bellavita

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