Un altro mondo è necessario

di Nando Simeone –

Di seguito pubblichiamo due estratti che trattano della problematica ecosocialista. Il primo sono le conclusioni del libro “1968 La rivolta necessaria”, di Nando Simeone, (edizioni Redpress) una controstoria dei movimenti giovanili in Italia: quando nascono, come si organizzano, perché sono destinati a svolgere un ruolo decisivo sulla scena del conflitto sociale; il secondo sono le conclusioni dell’ultimo capitolo del libro di Rosa Luxemburg “Socialismo o barbarie”, sempre a cura di Nando Simeone.

Primo estratto: Rivoluzione,  ecosocialista, marxista, internazionalista, femminista e libertaria

Walter Benjamin non concepiva la rivoluzione come il risultato “naturale” o “inevitabile” del progresso economico e tecnico, ma come l’interruzione di una evoluzione storica che conduce alla catastrofe. Egli rivendica il pessimismo, proprio perchè percepisce questo pericolo catastrofico – un pessimismo che non ha niente a che vedere con la rassegnazione fatalistica, ma al servizio dell’emancipazione delle classi oppresse.[1]Questo concetto è stato ripreso da un opera che egli considera eccellente, La Rèvolution e les intellectuels, 1928, del comunista dissidente Pierre Naville.[2].

La reintegrazione del “blocco” cino-sovietico nel mercato mondiale ha permesso un’enorme espansione dell’area geografica sotto il dominio del capitale, da cui emerge l’ottimismo della borghesia imperialiste. Però tutto ciò origina anche un’accelerazione drammatica della crisi ecologica globale.

Gli scienziati sono concordi nell’affermare che un aumento medio della temperatura di più di 2 gradi centigradi nella superficie del globo rispetto al livello preindustriale scatenerebbe delle reazioni climatiche che, una volta iniziate, sarà impossibile fermare. Abbiamo diverse cose che restano interamente irrisolte. Lo scioglimento dei ghiacciai e della calotte glaciali rischia di provocare un innalzamento catastrofico del livello dei mari, che minaccia gli agglomerati costieri del mondo, le comunità insulari o i paesi e le regioni con un’altitudine molto bassa, come ad esempio il Bangladesh. La vasta calotta dell’antartico occidentale mostra oggi alcuni segni di destabilizzazione, mentre il suo scioglimento potrebbe innalzare il livello degli oceani di 7 metri. L’aspetto più distruttivo della crisi ambientale è probabilmente il suo impatto sulla biodiversità, quella che viene chiamata la “sesta estinzione”. Un aumento della temperatura atmosferica di circa 3 gradi centigradi, ad esempio, comporterebbe la scomparsa della meta di tutte le specie. Il quarto di tutti i mammiferi è in pericolo. L’acidificazione in corso degli oceani provoca la morte delle barriere coralline, così come degli organismi che dipendono dalla calcificazione delle loro conchiglie. L’avvenire della nostra specie non può essere separato da questa crisi della biodiversità, e più in generale dalla crisi climatica che investe l’intero pianeta.[3]

L’organizzazione delle vittime del caos climatico, la loro difesa e l’aiuto all’autoorganizzazione sono parte fondante della lotta ecologica.

Per tutti questi motivi avanziamo la proposta a tutti i soggetti oppressi e sfruttati, un progetto di trasformazione rivoluzionaria in senso ecosocialista della società, marxista, internazionalista, femminista e libertario. Per noi il socialismo ha ancora più senso oggi che nel secolo passato, sia per l’approfondimento delle contraddizioni del capitalismo che ci ha portato nella situazione di crisi sistemica odierna, sia per lo sviluppo delle forze produttive che renderebbe possibile oggi mettere in atto forme di economia cooperativa e pianificata impensabili fino a qualche decennio fa. Basti pensare alle forme di partecipazione, di informazione, di collaborazione che potrebbero essere liberate attraverso gli strumenti informatici e telematici (liberati dal giogo della proprietà privata e dei brevetti che ne limita lo sviluppo oggi), o ai progressi scientifici e tecnologici che potrebbero aprire la strada a produzioni ecologicamente sostenibili, quando non a riparare i danni provocati dallo sviluppo irrazionale del capitalismo.

L’eguaglianza di genere è parte integrante dell’ecosocialismo e i movimenti delle donne sono stati tra gli oppositori più attivi nei confronti dell’oppressione capitalista e patriarcale. In definitiva, l’ecosocialismo o sarà femminista o non sarà. L’ecosocialismo è la piena affermazione del socialismo e dell’elaborazione più avanzata del marxismo, poiché si basa sul libero sviluppo dei produttori associati, donne e uomini, in cui la libertà di sviluppo è di tutti e tutte, è la condizione per la liberazione di tutti. Solo con processi decisionali democratici nella sfera economica, liberi dal maschilismo e dal burocratismo. Solo una pianificazione democratica ecosocialista e femminista può offrire la prospettiva di un lungo periodo per l’equilibrio e la sostenibilità dei nostri sistemi sociali e naturali.[4]

Un programma con la piena manifestazione della libertà: libertà dallo sfruttamento e dall’alienazione, libertà economica, libertà sociale, libertà politica, libertà sessuale, libertà di pensiero e libertà religiosa. Il socialismo è stato sempre identificato con la giustizia e l’uguaglianza. L’uguaglianza e la libertà sono in rapporto dialettico, non può esservi l’una senza l’altro, vogliamo affermare e dimostrare che il socialismo è la massima espressione di libertà perché demistifica l’ideologia della borghesia.[5]Nel capitalismo non esiste la libertà, non c’è né quella economica e nemmeno quella personale quando la stragrande maggioranza della popolazione mondiale al massimo quando sono fortunati, riescono a consumare per la propria sussistenza, quando in diversi casi sono condannati a subire fame e povertà estrema. Solo nell’ ecosocialismo la libertà economica è la gestione razionale, ad opera dei produttori associati, degli scambi di materia tra l’umanità e la natura nel prudente rispetto della complessità di quest’ultima. Il solo socialismo possibile è un ecosocialismo. Espressione concentrata delle lotte ormai inscindibili contro lo sfruttamento del lavoro umano e contro la distruzione delle risorse naturali da parte del capitalismo, l’ecosocialismo non discende da una visione idealistica “sull’armonia” da stabilire tra l’umanità e la natura, ma dalla convinzione che la vera ricchezza stia nell’attività creativa, il tempo libero, i rapporti sociali e la comprensione meravigliata del mondo. Questo percorso alternativo e rivoluzionario, il solo che consente di evitare la catastrofe, non può che essere intrapreso “dall’essere umano sociale, i produttori associati”.[6]

Il capitalismo è sfruttamento e oppressione, il comunismo è l’espressione piena della libertà!

Depurata dalle scorie di produttivismo che l’hanno accompagnata in passato, la proposta di ecosocialismo può essere al centro di un grande dibattito a sinistra ma non potrà che ripartire partendo da un rinnovato ciclo di lotte: un nuovo e quanto mai necessario ’68 degli studenti e degli operai.

Secondo estratto: “Un altro mondo è necessario” dalle conclusioni del curatore di “Socialismo o barbarie” di Rosa Luxembourg

Il capitalismo vive una profonda crisi ed è evidentemente incapace di continuare a nascondere i crimini che commette ai danni degli uomini e delle donne, dell’ambiente e degli animali non umani. Guerre, miseria, precarietà del lavoro, distruzione ambientale e carestie sono questi gli ingredienti che ci riserva il capitalismo del XXI secolo.

Il pericolo maggiore è rappresentato da un eventuale conflitto atomico, ma anche guerre condotte con armi “convenzionali” avrebbero effetti ugualmente catastrofici in presenza di centrali nucleari. Lo stato di guerra è permanente. La crisi ecologica globale fa già sentire fortemente i suoi effetti. In diverse parti del mondo, il tessuto sociale è lacerato: le catastrofi umanitarie e i movimenti forzati di popolazioni giungono ad un livello senza precedenti dopo la seconda guerra mondiale. La combinazione tra la crisi ecologica e gli spostamenti massicci delle popolazioni, con l’instabilità strutturale dell’ordine mondiale crea nuove forme di povertà, che obbligano le organizzazioni democratiche e progressiste a mettere in pratica politiche adeguate. Le classi dominati imperialiste hanno approfittato del crollo del blocco sovietico e dell’apertura della Cina al Capitalismo per creare un mercato mondiale: un nuovo modo globale di dominio di classe, però ancora incompiuto e strutturalmente instabile. Così, mentre Gli organismi mondiali preposti, come il consiglio di sicurezza dell’Onu sono in grandi difficolta nel compiere una “funzione di dominio democratico”, tre miliardi di persone vivono in condizioni umanamente indecenti: istruzione, salute, energia, acqua, alimentazione, trasporto, e alloggio rappresentano esigenze modeste ma complessivamente enormi, che il moderno capitalismo non riesce a soddisfare creando una situazione rispetto alla quale, per dirla con August Strindberg, “l’inferno non è nulla che ci attenda-ma la nostra vita qui.”[1]

La reintegrazione del “blocco” cino-sovietico nel mercato mondiale ha permesso un’enorme espansione dell’area geografica sotto il dominio del capitale, da cui emerge, insieme all’ottimismo delle borghesie imperialiste, una drammatica’ accelerazione della crisi ecologica globale.

In Cina si è costituita una nuova borghesia, principalmente attraverso la trasformazione della burocrazia in borghesia. La Cina è così diventata una potenza capitalista a partire dalla sua internità e al diritto di veto che esercita nel consiglio di sicurezza dell’Onu, anche se la sua storia molto specifica, resta originale. La Russia continua a essere dipendente economicamente dall’esportazione dei suoi beni primari, mentre il suo protagonismo internazionale è determinato in gran parte dall’ampiezza del suo arsenale nucleare, fortemente in competizione con gli USA. In generale, cresce la competizione tra le varie potenze capitaliste e tutto questo si vivacizza con l’affermazione della Cina in particolare in Asia orientale e della Russia in Europa Orientale e in Medio Oriente. Una competizione qualitativamente diversa dal passato ed anche più agguerrita.

Nuove Destre, nuovi Fascismi

La prima conseguenza drammatica di queste forti competizioni tra i vari imperialismi è la crescita quasi spettacolare delle nuove estreme destre e dei nuovi fascismi, anche con base di massa. Abbiamo le forme più classiche, neo naziste, come ad esempio Alba dorata in Grecia, lo NDP tedesco, lo Jobbik in Ungheria. Altre organizzazioni assumono forme più originali, cavalcando la xenofobie e il ripiegamento identitario. In alcuni paesi l’avanzamento è abbastanza vistoso, in Francia con Fronte Nazionale, in Italia con la Lega in Austria FPO e in Gran Bretagna con l’Ukp . Queste forze si costruiscono utilizzando la triplice crisi, – sociale, istituzionale e identitaria- che attanaglia i paesi capitalisti. Se il loro programma è piuttosto diversificato, l’elemento che accomuna tutte queste organizzazioni è incentrato sui violenti discorsi contro gli immigrati e un razzismo islamofobo.  Altre  altre forze politiche dell’estrema destra nascono e si rafforzano sotto il segno del fondamentalismo religioso, creando correnti minacciose  in paesi come l’India, lo Sri Lanka, e Israele.

Dobbiamo considerare queste estreme destre, religiose e non, non come semplici repliche del passato ma al contrario è importante giudicarle ed analizzarle per comprendere a fondo il ruolo che giocano oggi. Attualmente rappresentano forze smaccatamente controrivoluzionarie capaci di dare un durissimo colpo alla dinamica delle rivoluzioni popolari nate durante la “primavera araba”, esercitando un controllo e un terrore dal basso che ricorda in molti casi le forme assunte del fascismo nato tra la prima e la seconda guerra mondiale prima di conquistare il potere. Non entriamo nella complessa discussione di categorizzare le varie forme di fascismo; tra l’incrocio del fondamentalismo e le forme di estrema destra nazionaliste, il dato allarmante ha a che fare, oltre  che con la crescita esponenziale dei fascismi, con la spinta reazionaria che attacca  frontalmente i diritti fondamentali delle donne, spesso con il sostegno nelle varie Chiese istituzionali, mettendo in discussione diritti come aborto o divorzio e scatenando una forte criminalizzazione degli omosessuali e delle lesbiche, fino ad arrivare ad attaccare il diritto all’autodeterminazione delle donne e delle persone.

La mondializzazione capitalista ha provocato la crisi delle istituzioni cosiddette democratiche e del parlamentarismo borghese. Con la perdita di legittimità, la tendenza dominante è quella dell’instaurarsi di regimi autoritari che sfuggono alla sovranità popolare. In diversi paesi vengono adottati sistemi di sorveglianza di massa o, sempre con il pretesto dell’antiterrorismo, leggi proprie della guerra, innalzando il livello di repressione contro gli immigrati e contro tutti quelli che lottano e resistono. Il nuovo ordine neoliberista non può che imporsi distruggendo le vecchie solidarietà e reprimendo l’emergere delle nuove.

 Questa crescita preoccupante, sia dei nuovi fascismi e dei regimi autoritari, pone l’urgenza di accelerare una pratica democratica ed antifascista che sia capace di estendersi e misurarsi sul piano internazionale, insieme all’esigenza di indicare una strada alternativa al capitalismo che permetta la convergenza di resistenze sociali in grado di unirsi ai movimenti che si stanno sviluppando contro il cambiamento climatico per offrire una più ampia ricomposizione potenzialmente Anticapitalista.17)Dibattito preparatorio del 17° congresso della IV internazionale- nuove estrema destra, nuovi fascismi- Regimi autoritari, esigenza democratica e solidarietà.

Eco-socialismo

Il grido lanciato da Rosa Luxmburg all’inizio del “900 Socialismo O Barbarie assume una dimensione drammaticamente attuale. E ne siamo certi, Rosa oggi avrebbe gridato ECOSOCIALISMO O BARBARIE. Per cogliere le peculiarità politiche del nostro tempo. Questa è la scelta che si sta profilando in modo sempre più evidente nella sinistra radicale. Il nostro pianeta, le nostre vite, la nostra vita, la vita stessa, valgono più dei loro profitti. Nel carcere di Breslavia, pochi mesi prima di venire trucidata, Rosa Luxemburg In una lettera scrive dal carcere di Breslava , pochi mesi prima di venire trucidata Rosa Luxemburg scrive all’amica Sonja Liebknecht parole che esprimono grande sofferenza non soltanto per la condizione di subordinazione umana ma anche per quella degli animali tutti.  La Luxemburg aveva visto arrivare al carcere un carro trainato da bufali che stremati “furono presi a bastonate in modo spaventoso (…) avvezzi ai grossi pascoli della Romania, ora ricevono cibo misero e scarso. Vengono sfruttati senza pietà, per trainare tutti i carichi possibili (…) per il fratello più amato non si potrebbe fremere più dolorosamente di quanto non fremessi io, inerme davanti a quella dolorosa sofferenza”.18) Sara Della Giovampaola, Articolo Sinistra Anticapitalista, collettivo Ecosocialista .

Lo scrittore austriaco Karl Kraus, scrittore definì la lettera un “documento di umanità e poesia” da accogliere nei libri di scuola per parlare alle generazioni future e tenterà di portarla nel mondo culturale dapprima attraverso una serie di letture in pubblico a Berlino, a Dresda e a Praga nel 1920 e poi pubblicandola nella sua rivista “Die Fackel” . La lettera di Rosa Luxemburg, insieme ad altri testi di Kraus, Kafka, Canetti e Roth, è raccolta oggi in un piccolo libro poco conosciuto, intitolato  UN P0 DI COMPASSIONE.19) Rosa Luxemburg Un pò di Compassione Con testi di Karl Kraus, un’ignota lettrice della” Fackel ”, Franz Kafk .  Un termine quanto mai appropriato, compassione, se con Dostoevskij, traduciamo questa parola come“la capacità di estrarre dall’altro la radice prima del suo dolore, e farla propria. Ed è necessaria, molto più della passione, nel rapporto con gli altri e con sé stessi”. Un po’ di compassione Rosa Luxemburg racconta quell’episodio particolare producendo un breve testo illuminante che si lega alle nuove contraddizioni del capitalismo moderno perché: “La combinazione tra crisi economico-sociale e crisi ambientale, rappresenta una duplice novità: una fase economica senza equivalenti nella storia del capitalismo, e uno stato d’urgenza ecologica senza precedenti nella storia dell’umanità. Il combinarsi di entrambe le dimensioni è determinante, ed elimina qualsiasi speranza che sia possibile un’uscita dalla crisi senza una rimessa in discussione del capitalismo”.20) Daniel Tanuro l’impossibile capitalismo verde.

La cosiddetta crisi ecologica è piuttosto una crisi storica dei rapporti tra l’umanità e il suo ambiente circostante. La sua causa fondamentale sta nella sovrapproduzione di merci, che comporta la crescente accumulazione di ricchezze e di sovra-consumo a uno dei poli e accumulazione crescente di povertà e di sottoconsumo all’altro polo. Si tratta quindi, in ultima analisi, di una crisi sociale e sarebbe infinitamente più giusto parlare di un cambiamento climatico “capitalistico”.

L’IPCC (Il comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici delle nazioni Unite), intervenendo a proposito della possibilità di un innalzamento della temperatura di 1,5°C conferma come l’impatto dei cambiamenti climatici di origine antropica sia eccezionale e sottovalutato, sia dal punto di vista ambientale che da quello sociale. Il riscaldamento di 1°C, che stiamo già sperimentando, è di per sé già sufficiente a causare grandi tragedie: ondate di calore senza precedenti, cicloni ultra-violenti, inondazioni, scioglimento dei ghiacciai e dislocamento delle calotte glaciali. Questi fenomeni danno la misura di ciò che ci attende se il riscaldamento globale non verrà fermato il più presto possibile. La catastrofe non può più essere evitata, ma è comunque possibile e necessario limitarla al massimo. Il rapporto non lascia alcun dubbio: il riscaldamento di 2° C avrebbe conseguenze molto più gravi del riscaldamento di 1,5°C incluso nell’accordo di Parigi (a seguito della pressione dei piccoli Stati insulari, dei paesi meno “avanzati”, degli scienziati e dei movimenti in difesa del clima). Stando a studi recenti, la soglia che ci farebbe entrare in un vero e proprio “forno planetario” potrebbe essere superata anche a 2°C. È quindi necessario compiere ogni sforzo possibile per garantire che il limite massimo di 1,5 °C. venga rispettato. Gli scienziati sono concordi nell’affermare che un aumento medio della temperatura di più di 2 gradi centigradi nella superficie del globo rispetto al livello preindustriale scatenerebbe delle reazioni climatiche che, una volta iniziate, sarà impossibile fermare. Abbiamo diverse cose che restano interamente irrisolte. Lo scioglimento dei ghiacciai delle calotte glaciali rischia di provocare un innalzamento catastrofico del livello dei mari, che minaccia gli agglomerati costieri del mondo, le comunità insulari o i paesi e le regioni con un’altitudine molto bassa, come ad esempio il Bangladesh. La vasta calotta dell’antartico occidentale mostra oggi alcuni segni di destabilizzazione, mentre il suo scioglimento potrebbe innalzare il livello degli oceani di 7 metri. L’aspetto più distruttivo della crisi ambientale è probabilmente il suo impatto sulla biodiversità, quella che viene chiamata la “sesta estinzione”. Un aumento della temperatura atmosferica di circa 3 gradi centigradi, ad esempio, comporterebbe la scomparsa della metà di tutte le specie. Il quarto di tutti i mammiferi è in pericolo. L’acidificazione in corso degli oceani provoca la morte delle barriere coralline, così come degli organismi che dipendono dalla calcificazione delle loro conchiglie. L’avvenire della nostra specie non può essere separato da questa crisi della biodiversità, e più in generale dalla crisi climatica che investe l’intero pianeta.21) Mondializzazione capitalista, imperialismi, caos geopolitico e loro implicazioni. 17 congresso mondiale della IV internazionale. 2017.

Durante il 2018, Gli impatti dei cambiamenti climatici sono stati nuovamente evidenti.  A partire dalla California devastata da una serie di incendi che si sono sviluppati su tutto il suo territorio, per continuare con la Columbia Britannica, in Canada, dove si è avuto un nuovo record, con 3,2 milioni di ettari di terra bruciata. L’Australia ha subito una grave siccità invernale descritta da alcuni come la peggiore della sua storia, con l’intero stato del New South Wales dove si sviluppa circa un quarto dell’economia agricola della regione. Anche se in primavera ci sono state delle piogge non sembra che ci sia stata una ripresa completa. Vaste zone del Giappone, Cina ed India, poi, sono state colpite da forti piogge che hanno prodotto inondazioni e frane, causando l’evacuazione di centinaia di migliaia di persone dai propri luoghi di residenza.22) Bruno Buonomo, Cambiamenti climatici e COP24: Tanto tuonò che non piovve, Art. Sito; Sinistra Anticapitalista.

Il mediterraneo è, a parere unanime degli scienziati, uno dei punti più critici per il cambiamento climatico: acidificazione del mare, sommersione delle coste, spostamento verso nord della fascia climatica temperata e conseguenza desertificazione con danni all’agroalimentare e alla pesca, di settori importanti dell’economia nazionale. E anche nel nostro paese abbiamo assistito ad evidenti cambiamenti climatici. Basti pensare all’estate del 2017, con l’aumento della temperatura globale, a circa l’1,8 gradi, abbiamo avuto una riduzione della pioggia, del 21%. Il dato che stiamo vedendo è la lenta e graduale trasformazione dalle stesse abitudini agricole, da una parte in regioni come la Sicilia, Puglia e Calabria si coltiva con efficacia Banane e avocado, dall’altra si producono olive sopra i melle metri di altitudine, in Valle D’Aosta e in Trentino.

IL nostro paese ha in più il rischio idrogeologico. Combinando i dati più recenti di Istat e Ispra, L’istituto per la protezione e la ricerca del ministro dell’ambiente, abbiamo il seguente riassunto: Case abusive 20%, 50% al sud, comuni a rischio idrogeologico, con frane e alluvioni 91%, quota del territorio complessivo esposta a massimo rischio 16,6%. Residenti nei territori vulnerabili 7 milioni di persone con massima concentrazione in Emilia Romagna, Toscana, Campania, Lombardia, Veneto e Liguria. Beni culturali minacciati 38 mila. 24)L’espresso, 30 dicembre 2018, Articolo FERMIAMO L’APOCALISSE.

Tutti gli aspetti della sicurezza alimentari sono potenzialmente colpiti dai cambiamenti climatici, tra cui l’accesso al cibo, l’utilizzo e la stabilità dei prezzi. Il cambiamento climatico che si sta sviluppando nel corso del XXI secolo è destinato a ridurre significativamente l’acqua rinnovabile di superficie e le risorse idriche sotterranee nella maggior parte delle regioni, con conseguente deterioramento nella maggio parte delle regioni e della qualità dell’acqua naturale e comporterà rischi per la qualità dell’acqua potabile anche con i trattamenti convenzionali, a causa dell’interazione tra più fattori: aumento della temperatura, aumento dei sedimenti, dei nutrienti dei carichi inquinanti a causa delle forti piogge; aumento della concentrazione d’inquinanti durante i periodi di siccità; rottura degli impianti di trattamento durante le inondazioni.

Il recente rapporto dell’IPCC presenta 4 scenari, presenta quattro scenari, consideriamo l’ultimo. Nel Rapporto è concettualmente semplice: se il problema del riscaldamento climatico è stato causato dall’immissione di CO2 nell’atmosfera bruciando il petrolio estratto dalle sacche di deposito nel sottosuolo, la soluzione è quella di risucchiare la CO2 gassosa dall’atmosfera, portarla allo stato liquido e riempire le sacche petrolifere svuotate. Sembra Semplice ed efficace. Questa tecnologia è sperimentata fin dai primi anni del secolo ed è applicata nelle piattaforme petrolifere della Norvegia, nel Mare del Nord e in Inghilterra; ci sono poi avanzati laboratori sperimentali soprattutto nell’Alberta e in Saskatchewan, ai confini canadesi con gli USA, dove il petrolio si estrae con il distruttivo e inquinante fracking e la CO2 recuperata viene liquefatta poi trasportata da una pipeline lunga qualche centinaio di Km per essere immagazzinata nel sottosuolo. Queste avanzate sperimentazioni tecnologiche sono finanziate da grandi Università e Centri di ricerca, ma soprattutto dalle grandi compagnie che ruotano attorno al petrolio e da magnati come Bill Gates, fondatore della Microsoft e convinto sostenitore delle centrali nucleari o Richard Branson, multimiliardario baronetto inglese proprietario della Virgin (radio, dischi e compagnia aerea), il più convinto sostenitore della necessità di risolvere con la tecnologia i problemi ambientali mantenendo intatto il modello produttivo dominante. L’allarme è già diffuso perché è evidente che questa soluzione è piena di pericolose incognite mentre quella naturale non ha bisogno di dimostrare che funziona. Ma allora perché rischiare? Anche in questo caso la risposta è semplice: convertire il grande affare del petrolio nel grande business della CO2 rappresenta la soluzione ideale per i grandi interessi economici mondiali e infatti il presidente Trump è il portavoce di questa soluzione.

24) Articolo “La soluzione naturale e quella tecnologica: la nuova frontiera dello scontro tra economisti di mercato e ecologisti -Ugo Maria Poce, Dicembre 2018 – Planet 2084.

Alla nocività delle politiche statunitense, nel continente americano, occorre aggiungiare quelle, ugualmente nocive, portate avanti Brasile, a maggior ragione tenendo conto del recente successo elettorale di Jair Bolsonaro, che promette di travolgere ogni resistenza ambientalista l’abbandonando qualunque controllo alla deforestazione e l’uso del suolo, con conseguenze gravi sugli obiettivi climatici da raggiungere. Il governo brasiliano stà già permettendo ai proprietari terrieri di aumentare la deforestazione mettendo a rischio il contributo del paese all’accordo di Parigi e rendendo molto difficile il raggiungimento dell’obiettivo di un mondo con un aumento della temperatura inferiore ai 2 gradi centigradi.

**) Bruno Buonomo Cambiamenti climatici e COP24: Tanto tuonò che non piovve, Art. Sito; Sinistra Anticapitalista.

Sostanzialmente sia il grande capitale cerca una soluzione al dramma ambientale, cercando di mantenere i privilegi e i profitti trasformando il business del Petrolio in quello del Carbonio. Ed è per queste ragioni che dobbiamo rilanciare con forza e con grande chiarezza e determinazione un progetto di trasformazione radicale della società capitalista. Il sistema capitalistico sta producendo una vera e propria devastazione ambientale, che potrebbe avere conseguenze disastrose per il genere umano. La stessa attività economica, così come è organizzata dal capitalismo, con la sovrapproduzione sistematica di beni materiali spesso inutili a soddisfare i bisogni reali della popolazione, con l’organizzazione irrazionale che costringe milioni di lavoratori e lavoratrici a spostarsi per raggiungere il posto di lavoro e che produce merci a migliaia di chilometri da dove vengono affettivamente consumate, sta determinando un evidente alterazione dell’ecosistema “Terra”, che ha raggiunto un punto di non ritorno.

25) Nando Simeone, 1968 LA RIVOLTA NECESSARIA, 2018 REDSTARPRESS .

Siamo convinti che la soglia alla quale il capitalismo diventa incapace di adattamento, si avvicina sempre di più. La conversione periodica delle forze produttive capitalistiche in forze distruttive tende a diventare permanente. Se il capitalismo del XXI secolo rimarrà l’ordine sociale dominante, nel migliore dei casi possiamo aspettarci condizioni climatiche insopportabili, un intensificarsi dei problemi sociali e l’emergere delle più barbariche forme di dominio di classe, così come le potenze imperialiste combatterebbero tra loro e con il Sud del mondo per il controllo continuativo delle diminuenti risorse del mondo. Nel caso peggiore, che la vita umana non sopravviva. Il sistema capitalistico mondiale si trova in una bancarotta storica. Si è trasformato in un impero incapace di adattarsi, il cui gigantismo finisce per lasciare allo scoperto la sua debolezza interna. In termini ecologici è profondamente insostenibile e deve essere cambiato in maniera sostanziale – meglio ancora, rimpiazzato – se vogliamo che ci sia un futuro degno di essere vissuto. **) Manifesto Eco-socialista, Di Michael Lowy e Joel Kovel

 A questa barbarie moderna occorre rispondere con un allargamento dei campi d’azione internazionalisti. Gli attivisti delle sinistre ed i movimenti sociali devono assicurare in particolare lo sviluppo della solidarietà tra i popoli, in contrapposizione al dilagante razzismo ed organizzare il sostegno più attivo verso le vittime delle crisi umanitarie.

Prendendo in prestito i quattro elementi che Daniel Tanuro propone il progetto programmatico dell’Eco-socialismo:

 – la necessità di un programma di transizione anticapitalista che tenga conto dei vincoli ecologici e fornisca risposte immediate alla distruzione ecologica. Ci allontaniamo quindi dalle correnti politiche che rimandano la protezione e il ripristino dell’ambiente al “dopodomani” del post-capitalismo;

– la necessità di una strategia basata sull’azione diretta, democratica e auto-organizzata degli sfruttati e degli oppressi, in una prospettiva internazionalista e nel rispetto dell’autonomia dei movimenti sociali e del diritto di auto-organizzazione delle donne e di tutti i settori oppressi;

– la profonda crisi di significati e valori che mina la società capitalista. Il dominio del valore astratto e del patriarcato capitalista sono alla base di un’inversione tra bisogni e produzione, tra lavoro vivo e lavoro morto, tra pianeta e capitale. Il capitale aliena quindi l’essere umano dalla sua natura di animale sociale pensante, producendo la sua esistenza consciamente e collettivamente;

– il bilancio ecologico catastrofico dei paesi del “socialismo reale”, simboleggiato dal disastro di Chernobyl, dal prosciugamento del Mare d’Aral e dalla campagna maoista per la distruzione dei passeri in Cina, ad esempio. 

Parliamo di un eco-socialismo radicalmente anticapitalista, umanista, internazionalista, femminista e autogestito. Un eco-socialismo fondato sulla necessità, per le lotte ecologiche, di collegarsi e confrontarsi con le lotte economiche e femministe per diventare una forza sociale di trasformazione dell’ordine esistente. Le questioni del lavoro, della produzione, della riproduzione e dello sviluppo sono quindi centrali l’eco-socialismo e l’uguaglianza di genere ne è parte integrante: i movimenti delle donne, infatti, sono stati tra gli oppositori più attivi nei confronti dell’oppressione capitalista e patriarcale. In definitiva l’eco-socialismo o sarà femminista o non sarà. L’eco socialismo, infatti, è la piena affermazione del socialismo e delle elaborazioni più avanzate del marxismo, poiché si basa sullo sviluppo dei produttori associati, donne e uomini, in cui la libertà di sviluppo è di tutti e tutte, è la condizione per la libera azione di tutti. Solo processi decisionali democratici nella sfera economica, liberi dal maschilismo e dal burocratismo, una pianificazione democratica eco-socialista e femminista possono offrire la prospettiva di un lungo periodo per l’equilibrio e la sostenibilità dei nostri sistemi sociali e naturali.

Un programma con la piena manifestazione della libertà: libertà dallo sfruttamento e dall’alienazione, libertà economica, libertà sociale, libertà politica, libertà sessuale, libertà di pensiero e libertà religiosa. Il socialismo è stato sempre identificato con la giustizia e l’uguaglianza. Ma l’uguaglianza e la libertà sono in rapporto dialettico, non può esservi l’una senza l’altra . Nel capitalismo non esiste la libertà: non c’è né quella economica né tantomeno, quella personale quando la stragrande maggioranza della popolazione mondiale al massimo,  a consumare per la propria sussistenza, quando non è condannata a subire fame e povertà estrema. Solo nell’ eco-socialismo la libertà economica è la gestione razionale, ad opera dei produttori associati, degli scambi di materia tra l’umanità e la natura nel prudente rispetto della complessità di quest’ultima. Il solo socialismo possibile è un eco-socialismo. Espressione concentrata delle lotte ormai inscindibili contro lo sfruttamento del lavoro umano e contro la distruzione delle risorse naturali da parte del capitalismo, l’eco-socialismo non discende da una visione idealistica “sull’armonia” da stabilire tra l’umanità e la natura. Discende, piuttosto, dalla convinzione che la vera ricchezza stia nell’attività creativa, il tempo libero, nei rapporti sociali e nella comprensione meravigliata del mondo. Questo percorso alternativo e rivoluzionario, il solo che consente di evitare la catastrofe, non può che essere intrapreso “dall’essere umano sociale, i produttori associati”.27)         D. Tanuro, L’impossibile capitalismo verde, il riscaldamento climatico e le grandi ragioni dell’eco-socialismo,-  Pag. 207, 221, Edizione Alegre – gennaio 2011 ).

Queste sono le ragioni per cui, insieme all’attualità e all’importanza di Rosa Luxemburg un testo come Socialismo o barbarie può sfociare in una compiuta proposta eco-socialista: una possibilità che non può evitare di sollecitare la riapertura di un nuovo, grande ciclo di lotte. Ricordiamo che un secolo fa la sconfitta con l’assassinio di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht portò al trionfo di Hitler. Oggi la sconfitta del progetto eco-socialista può devastare l’intero pianeta facendo molti più danni di quelli prodotti dal nazismo e dalla seconda guerra mondiale. Per questo la lotta per la rivoluzione eco-socialista mondiale, per la società senza classi, non è solo più la lotta per una società più razionale, più giusta, più umana e libera. Diventerà una lotta per la sopravvivenza fisica dell’intera umanità.


[1] (Drammaturgo Svedese August Strindberg,-  )